Penalizzazioni di Google: scopri come evitarle!

Soprattutto nell’ambiente SEO si sente spesso parlare di Penalizzazioni di Google.. ma cosa sono e perché possono colpire un sito web? Vediamolo in maniera semplice.

 

Penalizzazioni di Google e la scalata della SERP

La scalata della SERP

Come sappiamo la “missione” di Google è senza compromessi. L’obiettivo è quello di dare agli utenti l’accesso a contenuti unici ed informazioni accurate,  premiando i siti web migliori. Gli algoritmi che stabiliscono il ranking sulle SERP vengono costantemente ottimizzati proprio perché il meglio del web ottenga l'”esposizione” che merita.

Purtroppo, come sappiamo, c’è il rovescio della medaglia, rappresentato proprio dalle penalizzazioni, ovvero l’azione di Google mirata alla “censura” di determinate informazioni di un sito web. Spesso l’algoritmo non commette errori e la penalizzazione è meritata, ma in ogni caso è perfettamente normale voler risolvere la situazione.

 

L’evoluzione delle penalizzazioni di Google

Penalizzazioni di Google: l'evoluzione dell'algoritmo di ranking

L’evoluzione dell’algoritmo di ranking

Google aggiorna i sui algoritmi di ranking dal lontano 2000. La mutazione costante dei parametri coinvolti nel calcolo ha creato il settore” SEO che siamo abituati a conoscere oggi.
Il processo di perfezionamento della qualità dei risultati di ricerca rese inevitabile l’eliminazione di alcuni di quelli più “scarsi” per elevare quelli migliori verso la vetta della SERP. Fu così che nacquero le penalizzazioni.

Un esempio clamoroso di penalizzazione si verificò in seguito all’aggiornamento denominato “Penguin“, implementato nel 2012, il quale colpì un risultato su dieci facendo anche sparire completamente alcuni siti web di bassa qualità e facendo riflettere molto più attentamente il mondo del web sulle strategie basate sui contenuti.

 

Come riconoscere una penalizzazione

Penalizzazioni di Google: come riconoscerle

Penalizzazioni di Google: come riconoscerle

Le penalizzazioni possono essere di due tipi: automatiche (algoritmiche) o manuali. Queste ultime vengono notificate, ad esempio attraverso Google Strumenti per i Webmaster, mente quelle algoritmiche avvengono senza alcun avviso, cogliendo di sorpresa anche i SEO specialists più esperti.

Vediamo qualche sintomo che potrebbe essere significativo per riconoscerle.

  • Un sito web non è ben posizionato utilizzando il nome del brand come chiave di ricerca: anche se non si gode di ottimi risultati in termini di ranking, dovrebbe essere l’unica ricerca sempre soddisfacente.
  • Qualunque pagina web ben posizionata in SERP, ad esempio in prima pagina, retrocede alla seconda o terza pagina senza aver eseguito alcuna azione.
  • Il page rank è sceso vertiginosamente.
  • L’intero sito web è stato rimosso dai risultati della cache di Google in breve tempo.
  • Effettuando la seguente ricerca su Google (che visualizza tutte le pagine indicizzate di un sito web), non otteniamo alcun risultato.

site:iltuodominio.com

  •  gli unici risultati presenti in SERP sono relativi a pagine diverse dall’homepage.

In presenza di una di queste manifestazioni, possiamo essere abbastanza certi di essere affetti da penalizzazione.

 

Perché Google penalizza un sito web?

I punti che vedremo rappresentano dei fattori che possono contribuire alla penalizzazione: non è possibile conoscerne le ragioni precise.

I fattori che possono determinare delle penalizzazioni di Google

I fattori che possono determinare delle penalizzazioni di Google

 

L’acquisto di link

L’azione in questione potrebbe essere interpretata come un tentativo di manipolare il page rank, ed è per questo che viene considerata “da punire” ed io consiglio di evitarlo assolutamente: un’azione naturale necessita di più tempo per dare i frutti, ma il risultato ripagherà l’attesa.

 

Eccessivi link reciproci

Il cosiddetto “scambio link“, in passato, veniva considerato un buon mezzo di link building. Oggi, consiglio di non adottarlo, in quanto l’abuso potrebbe essere interpretato come tentativo di manipolazione, cercando di mantenere dei link (sia internamente che esternamente al nostro sito web) sani, o meglio spontanei e coerenti in qualunque contesto essi si trovino.

 

Contenuti duplicati

I contenuti duplicati rendono il nostro sito meno utile agli occhi di Google, ma soprattutto per gli utenti. L’esagerazione di tale fenomeno potrebbe tradursi in penalizzazione. Per evitarlo, consiglio di utilizzare dei SEO tools gratuiti disponibili sul web come Siteliner.

 

L’utilizzo eccessivo del tag H1

Come sappiamo, la strutturazione dei contenuti attraverso i tag di intestazione (H1, H2, … H6) è molto importante per la SEO di un sito web. Il tag H1, essendo quello con grado maggiore della struttura gerarchica, è quello che contribuisce maggiormente a far comprendere a Google l’argomento trattato dalla pagina. L’abuso di tale tag, potrebbe essere considerato un tentativo di “pompare” eccessivamente le parole chiave sulle quali si basa la pagina.

 

Elevata quantità di errori 404

Rappresenta un chiaro segnale di scarsa cura del sito web, e di conseguenza di bassa qualità per l’utente; in molti casi, infatti, non otterrebbe le informazioni cercate.

 

Troppi link da siti web in altre lingue

Sembra ingiusto, vero? Anche se i link sono legittimi, ad esempio perché abbiamo un cliente in un’altra nazione, questo potrebbe “giocare” contro di noi, perché Google considera il passaggio da una lingua ad un’altra un processo dannoso ai fini dell'”usabilità” per gli utenti.

 

Keyword Stuffing

Esistono molte leggende metropolitane in merito alla “densità di parole chiave” che dovrebbe contraddistinguere un contenuto. Beh, la verità è che non esistono regole dimostrate, ma di certo un utilizzo troppo frequente di un certo termine (keyword stuffing significa appunto, “imbottitura” di parole chiave) rappresenta una bandiera identificativa per contenuti realizzati male. Google potrebbe decidere di penalizzarli.

 

Link innaturali sul footer

La presenza di link sul footer, soprattutto nel layout dei siti web più moderni, rappresenta una soluzione molto utilizzata a supporto della navigabilità. Anche in questo caso, l’utilizzo esagerato può indurre al sospetto di alterazione allo scopo di ottenere maggior considerazione da parte dei motori di ricerca.

 

Link nascosti

Tutti i link presenti all’interno delle pagine web dovrebbero essere visibili ed utili agli utenti. Tutto ciò che risulta essere nascosto alla navigazione degli utenti può risultare sospetto.

 

Link esterni “interrotti

Se i link a risorse esterne che vengono inseriti all’interno del nostro sito web non sono costantemente aggiornati, Google potrebbe sospettare che l’esperienza dell’utente non sia al primo posto nella nostra scala delle priorità, e per questo motivo potrebbe penalizzarci.

 

Sito web lento o spesso non raggiungibile

Se Google rileva questi sintomi, è possibile che decida di penalizzare il sito web piuttosto di continuare ad inviare i visitatori verso un “vicolo cieco“.

 

L’utilizzo delle reti di blog

Per quanto riguarda Google, qualunque sistema che genera dei loop di collegamenti rappresenta un segnale di potenziale manipolazione delle SERP. Il mio consiglio è quello di mantenere un solo blog ben curato piuttosto di disperdere energie nella creazione di improbabili network.

 

Presenza di commenti di SPAM

La maggior parte dei sistemi che si basano sui commenti/post degli utenti possiedono dei controlli anti-spam, ma non sempre sono completamente efficaci ed aggiornati. Moderiamo sempre i commenti dei nostri utenti e se non possiamo farlo, è consigliabile non consentirli.

 

Link building troppo “rapida

E’ naturale desiderare che il nostro nuovo sito web “scali” velocemente le SERP, ma è consigliabile non esagerare. La presenza di un elevato numero di link simili che puntano alle stesse risorse, inducono a sospettare una sorta di “automazione“. Non cerchiamo di accelerare i processi e concentriamo i nostri sforzi verso la qualità!

 

Problemi nel file robots.txt

Il file robots.txt deve essere utilizzato esclusivamente per indicare al crowler del motore di ricerca “come trattare” le aree del nostro sito web. Mentre esistono dei motivi legittimi per escludere determinati file e directory, è bene farlo con criterio.

 

Link verso siti web “sospetti

E’ assolutamente da evitare l’azione di inserire sul nostro sito web dei link verso siti dei quali dubitiamo dal punto di vista etico e/o legale.

 

Landing page

Molte aziende cercano di utilizzare landing page multiple o “siti web satellite” ottimizzati per “spingere” una singola parola chiave con l’obiettivo di migliorare la propria posizione in SERP e di convogliare gli utenti. Google non considera tali azioni delle buone pratiche.

 

Sovra-ottimizzazione delle pagine web

Sembra un controsenso, ma cerchiamo di non peccare di “eccesso di SEO“! Google interpreta la tendenza alla perfezione come automazioni e tentativi di manipolazione dei parametri per il calcolo del ranking. Cerchiamo di essere naturali e non ossessionati dalla SEO: termine, peraltro, che non va molto a genio a Google.

 

Attenzione ai codici dei errore

Oltre al classico errore 404, esiste una ulteriore serie di codici di stato HTTP che Google non ama “incontrare” in fase di scansione. Di certo, i più gravi sono i 5xx (la serie di errori dal 500), ma consiglio di mantenere monitorata la situazione generale.

 

Meta dati duplicati

Alcuni blog engine e CMS in genere, rendono fin troppo semplice la duplicazione dei meta dati. Questo elemento non fornisce una causa sufficientemente importante da generare una sanzione, ma potrebbe rappresentare un primo segnale di contenuti duplicati. Grazie a Google Strumenti per i Webmaster e/o altri software gratuiti possiamo monitorare la situazione in maniera semplice.

 

Backlink dannosi

Mai sentito parlare di Negative SEO? Se il nostro sito, infatti, dovesse essere preso di mira da un concorrente “scorretto” potremmo essere vittima di una campagna di backlink dannosi. La miglior arma, anche un questo caso, è il monitoraggio costante.

 

Compatibilità con i dispositivi mobile

Proprio di recente è scaduto il termine che Google aveva comunicato per la “tolleranza zero” nei confronti dei siti web non “mobile friendly“. L’obiettivo è di farlo diventare un criterio importante nel calcolo del ranking. Consiglio di utilizzare il “Test di compatibilità con dispositivi mobili” che Google ha messo a disposizione per eseguire le opportune verifiche.

 

Come comportarsi in caso di penalizzazione?

Penalizzazioni di Google e Disavow Tool

Penalizzazioni di Google e Disavow Tool

La parte più difficile dell’azione di recupero dopo una penalizzazione è proprio comprenderne la causa con un’analisi approfondita. Possiamo tranquillamente dire che questo rappresenta metà dell’opera. In base al tipo di problema ci saranno soluzioni diverse, ma concludo il post con qualche “dritta“.

  • Niente panico: molti dei siti web più importanti al mondo sono o sono stati soggetti a penalizzazioni.
  • Rifiutiamo i link di dubbia provenienza attraverso l’apposito strumento messo a disposizione da Google: Disavow links. Inoltre, cerchiamo di farli rimuovere dai webmaster degli altri siti web.
  • Richiediamo di essere ri-considerati da Google, nel caso la penalizzazione fosse manuale.

 

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