Frequenza di rimbalzo: semplici consigli per ridurla

La frequenza di rimbalzo rappresenta una metrica spesso fraintesa, con connotazioni negative. Nel momento in cui diventa chiaro il significato di “rimbalzo“, sarà facilmente comprensibile che un elevata frequenza di rimbalzo non determina necessariamente un dato negativo.

 

Frequenza di rimbalzo: perché ridurla?

Frequenza di rimbalzo: perché ridurla?

Un rimbalzo (o “bounce“) è definito come la visita di una singola pagina. Se un utente clicca su un link, ed atterra in una pagina del nostro sito web, passa 5 minuti a leggerne il contenuto (magari molto interessato) e  successivamente esce (magari soddisfatto perché ha trovato ciò che cercava), questo verrà calcolato come un rimbalzo.
In altre parole, un utente potrebbe aver trovato esattamente ciò che cercava, realizzando una grande esperienza positiva tra le nostre pagine, e comunque essere considerato un “bounce“.

Un dato per rasserenare la mente? Una elevata percentuale dei migliori blog al monto hanno una frequenza di rimbalzo che supera l’80%. Ma allora, perché cerchiamo di ridurla?

Meno rimbalzi significa più pagine viste, e quindi maggior probabilità di “engagement” ed una maggior forza di connessione con gli utenti. Solitamente, un tasso elevato di rimbalzi, indica anche una probabile scarsa “user experience“, quindi vale la pena ridurlo fino ad essere certi di avere “rimbalzi buoni” e non cattive esperienze.

Quindi, come possiamo abbassare la frequenza di rimbalzo? Vediamolo grazie ai seguenti suggerimenti.

 

Aggiorniamo i contenuti obsoleti

Se nel nostro sito web abbiamo ancora una pagina del 2011 che spiega agli utenti come ottimizzare i loro profili di MySpace, è decisamente il caso di sistemare la questione.

Tralasciando questi esempi estremi, è consigliabile, comunque, mantenere “vivi” i vecchi post che generano traffico, magari aggiornandone i dati con qualcosa di più aggiornato.

 

Non utilizziamo le popup, a meno che…

In generale, l’utilizzo di finestre popup rappresenta una pratica terribile per quanto riguarda l’esperienza degli utenti, e devono essere evitate a tutti i costi.

L’unico caso in cui possiamo “chiudere un occhio” è in presenza di sistemi come “Bounce Exchange“, i quali utilizzano particolari tecnologie ti tracciamento del mouse che riescono a prevedere l’uscita dell’utente dalla pagina, intervenendo con l’apertura di una finestra popup per tentare di trattenerlo. A questo punto è soggettivo il giudizio sull’esperienza utente che ne deriva.

Frequenza di rimbalzo e Bounce Exchange

Frequenza di rimbalzo e Bounce Exchange

Molti sostengono di aver abbattuto la frequenza di rimbalzo utilizzando tali sistemi (basta essere molto convincenti nei messaggi che proponiamo agli utenti), ma va ricordato che hanno un costo elevatissimo.

 

Scriviamo paragrafi brevi

I nostri “momenti di attenzione” sono in calo drastico, a causa della frenesia delle giornate che viviamo.
Proprio per questo motivo è fondamentale scrivere paragrafi brevi ed essenziali, che giungano al concetto con meno giri di parole possibili.

 

Facciamo attenzione alle parole chiave con “doppio senso

Frequenza di rimbalzo: attenzione ai doppi sensi

Frequenza di rimbalzo: attenzione ai doppi sensi

Se una parola chiave può essere ricondotta a diversi ambiti, è bene fare ordine nella nostra organizzazione dei contenuti.
Se vendiamo laboratori (nel senso di “spazi di lavoro“) e siamo in prima posizione cercando “vendita laboratori“, dovremmo stare attenti a non essere trovati da chi cerca laboratori (nel senso affine a “corsi“) per la vendita.

Chiaramente questo è un esempio estremo allo scopo di spiegare il concetto. Tuttavia, è facile immaginare come sarebbe elevata la frequenza di rimbalzo nel caso di fraintendimento.

Dovremmo essere più consapevoli in merito alle fonti di provenienza del nostro traffico, per andare ad abbattere quelle irrilevanti.

 

Traduciamo il nostro sito web per il traffico internazionale

Se il nostro sito web è in lingua inglese e notiamo un flusso di visite da altri paesi, sarebbe importante creare la versione ad hoc per quelle lingue. Esistono casi in cui il “bounce rate” si è addirittura dimezzato.

 

Ottimizziamo al massimo la ricerca interna

E’ inutile nasconderlo: per alcuni utenti il campo per la ricerca interna è una tentazione irrefrenabile. Non hanno pazienza di navigare le sezioni del sito web e le categorie dei prodotti, e quindi cercano in maniera impulsiva. Sfruttiamo al massimo tale tendenza.

 

Creiamo una pagina 404 che sia una risorsa, più che un messaggio di errore

Frequenza di rimbalzo: ottimizzare la pagina 404

Frequenza di rimbalzo: la pagina 404

Tra le buone pratiche di Google troviamo anche questo argomento. Big G, infatti, ricorda esplicitamente che la pagina che riporta l’errore 404, ovvero quella che sostituisce una risorsa non più presente all’interno del sito web, dovrebbe essere utile per trovare delle alternative o la risorsa stessa, magari semplicemente rinominata.

Un esempio? Integrando la ricerca interna alla paginao indicando pagine correlate aventi il medesimo argomento.

 

Eliminiamo i “broken links

La presenza di link non funzionanti all’interno del sito web, impoverirebbero drasticamente la user experience, causando una frequenza di rimbalzo molto, molto elevata.
Utilizzando degli appositi strumenti, come il più semplice ma efficacissimo Google Webmaster Tool o il noto Screaming Frog, possiamo trovarli e correggerli con semplicità.

 

Facciamo aprire tutti i link esterni in una nuova finestra

In molti siti web è probabile che una dose considerevole di rimbalzi derivi dal fatto che gli utenti accedono ad una pagina web, e successivamente cliccano su un link esterno abbandonando, quindi, il nostro sito.

Tale fenomeno è gestibile molto semplicemente facendo in modo che nel momento in cui gli utenti cliccano su un link esterno, lo visualizzino in una nuova finestra, mantenendo aperta la nostra pagina su quella di origine.

 

Miglioriamo la velocità di caricamento delle pagine

Oltre il 50% degli utenti abbandona i siti web che impiegano più di 3 secondi a renderizzare il contenuto di interesse.
E’ bene agire di conseguenza. Per approfondire, consiglio la lettura del seguente post: “Page Speed: come misurare ed aumentare le prestazioni di un sito web“.

 

Inseriamo molti link interni

La presenza di una fitta (ma sensata) rete di link interni farà rimanere gli utenti “incollati” ai nostri contenuti. Un utilizzo intelligente di tale rete contribuirà ad abbassare la frequenza di rimbalzo ed aiuterà le persone a trovare quello che cercano senza l’utilizzo della ricerca.

 

Rendiamo la navigazione intuitiva

Una navigazione semplice renderà facile per i visitatori trovare quello che cercano, o comunque arrivare molto vicini all’obiettivo. Non esageriamo cercando di essere eccessivamente innovativi progettando il sistema di navigazione. Come in un supermercato, o come per un interruttore della luce, le persone si aspettano di trovare “tutto come dovrebbe essere“.

 

Verifichiamo la compatibilità con tutti i browsers ed i dispositivi

Le statistiche di Google Analytics, spesso permettono di “vedere oltre“.. se notiamo, infatti, frequenze di rimbalzo diverse in base al browser utilizzato dagli utenti, probabilmente il motivo si nasconde dietro al livello di compatibilità del nostro sito web con i diversi “client“.
Per chi sviluppa siti web è fondamentale eseguire test regolari su tutti i browser, e, se possibile, anche sugli stessi con sistemi operativi diversi.

Frequenza d rimbalzo e compatibilità tra browsers e dispositivi

Frequenza d rimbalzo e compatibilità tra browsers e dispositivi

Relativamente alla compatibilità con i diversi dispositivi, consiglio la lettura dei seguenti post:

Spero che il post sia stato utile. Se lo è stato, che ne dite di cliccare qui per ridurre la mia frequenza di rimbalzo? :)

 

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