Frequenza di rimbalzo: come interpretarla correttamente

In un precedente post, abbiamo visto il significato di frequenza di rimbalzo. Oggi approfondiamo il concetto, cercando di mettere a fuoco dei ragionamenti per interpretare questo dato al meglio.

 

La frequenza di rimbalzo può rappresentare un parametro che, se considerato nel contesto di un insieme completo di dati statistici, può fornire spunti interessanti sulle prestazioni delle pagine di un sito web.
Tuttavia è una metrica che spesso viene mal interpretata, restituendo un’immagine distorta del comportamento dei nostri utenti.

Da dove nasce il problema?

Cos'è la frequenza di rimbalzo?

Cos’è la frequenza di rimbalzo?

In parole povere, la frequenza di rimbalzo non rappresenta ciò che molti credono: non indica, infatti, se i contenuti delle nostre pagine sono significativamente coinvolgenti per i nostri lettori!

E’ fondamentale interpretare in maniera corretta i dati delle statistiche, altrimenti non saremo in grado di fare dei confronti in maniera affidabile.

La guida di Analytics definisce la frequenza di rimbalzo come segue:

La frequenza di rimbalzo è la percentuale di visite di una sola pagina, ossia visite in cui la persona esce dal sito dalla stessa pagina in cui è entrata senza interagire con essa.

In parole povere, viene registrato un rimbalzo ogni volta che un utente “atterra” su una pagina del nostro sito web e la lascia senza visitarne altre, o comunque senza compiere azioni tracciate all’interno della stessa.

Come si interpreta la frequenza di rimbalzo?

Come si interpreta la frequenza di rimbalzo?

La realtà è che la frequenza di rimbalzo può darci una panoramica utile sul comportamento degli utenti, ma esistono troppe incognite per farla diventare KPI (indicatore chiave di prestazione – Key Performance Indicator) per le nostre campagne pubblicitarie, di content marketing, o per qualsiasi campagna di marketing.

Quando osserviamo il dato a sé stante, la frequenza di rimbalzo ci fornisce pochissime informazioni preziose.. tuttavia c’è una tendenza a farsi prendere dal panico al verificarsi di un aumento, o comunque del superamento di una certa soglia.
Cosa significa “frequenza di rimbalzo troppo alta“? Probabilmente chi lo afferma ignora il fatto che il tasso di rimbalzo medio per una landing page, ad esempio, va dal 70% al 90%.

Esiste una “scuola di pensiero” (ed io ne faccio parte) che sostiene che un elevato tasso di rimbalzo, in corrispondenza di altri segnali, può essere visto come un dato positivo indicante l’aumento della precisione con la quale gli utenti trovano ciò che stavano cercando.
Se un utente clicca la nostra pagina in una SERP e trova esattamente ciò che cercava, probabilmente non sentirà la necessità di entrare in un’altra pagina e se ne andrà producendo un rimbalzo.
Altri, invece, definiscono tale interpretazione “troppo semplicistica“.

Esiste, tuttavia, un metodo semplice per trasformare la frequenza di rimbalzo in una metrica “robusta” ed estremamente utile.

 

La soluzione: regoliamo frequenza di rimbalzo

Regoliamo la frequenza di rimbalzo

Regoliamo la frequenza di rimbalzo

In sostanza, potremmo creare un evento che viene attivato dopo che un utente ha trascorso un determinato periodo di tempo sulle pagine del sito web, il quale comunicherà ad Analytics di non considerare il rimbalzo.
Come detto precedentemente, un utente potrebbe essere giunto ad un nostro contenuto, aver trovato tutte le informazioni di cui aveva bisogno senza dover visitare altre pagine. In mancanza di una “taratura” del bounce rate, tale comportamento sarebbe contrassegnato come “rimbalzo“, anche se l’esperienza dell’utente è stata la migliore possibile:  ha cercato e trovato subito ciò che gli serviva.

Questo è solo un esempio di come il dato può risultare fuorviante nell’analisi della “salute” del nostro sito web. Definendo un tempo limite, e “regolandolo” in maniera intelligente, potremmo migliorare l’interpretazione della frequenza di rimbalzo, evitando di considerare “bounce” dei visitatori che potremmo definire “coinvolti“.

Diversi test dimostrano l’efficacia della “regolazione della frequenza di rimbalzo” confermando anche il fatto che molti post che in precedenza erano caratterizzati da un bounce rate elevatissimo, in realtà risultavano essere coinvolgenti per i lettori. La riduzione rilevata va dal 70% all’80%.

Nel digital marketing, a fare la differenza, è sempre stata la capacità dei “marketers” di  prendere decisioni in base ai dati osservati, utilizzando gli “insegnamenti” ottenuti nel tempo per far evolvere continuamente la strategia. Adottando l’aggiustamento della frequenza di rimbalzo avremo dei dati molto più veritieri rispetto al dato comune in merito al comportamento degli utenti all’interno delle pagine del nostro sito web.

 

Come implementare la regolazione

La “rettifica” della frequenza di rimbalzo è davvero semplice da implementare, anche per chi non ha familiarità con lo sviluppo di applicazioni web. Sarà sufficiente, infatti, aggiungere una riga al codice di monitoraggio di Google Analytics del nostro sito web.

<script>
(function(i,s,o,g,r,a,m){i['GoogleAnalyticsObject']=r;i[r]=i[r]||function(){
(i[r].q=i[r].q||[]).push(arguments)},i[r].l=1*new Date();a=s.createElement(o),
m=s.getElementsByTagName(o)[0];a.async=1;a.src=g;m.parentNode.insertBefore(a,m)
})(window,document,'script','//www.google-analytics.com/analytics.js','ga');
ga('create', 'UA-XXXXXXXX-1', 'auto');
ga('send', 'pageview');
//riga aggiuntiva
setTimeout("ga('send', 'event', 'engagement', 'lettura', '15 secondi')", 15000);
//riga aggiuntiva
</script>

Semplice, no?
In pratica, la riga di codice aggiunta, traccia un evento su Google Analytics dopo 15  secondi dall’apertura della pagina. Il valore temporale è indicativo: spetterà a noi stabilire, attraverso dei test, il “tempo di engagement“.

Come regolare la frequenza di rimbalzo

Come regolare la frequenza di rimbalzo

setTimeout” è una funzione JavaScript che esegue un’azione (rappresentata dal primo parametro) dopo un certo periodo di tempo (il secondo parametro: nel nostro caso 15.000 millisecondi, ovvero 15 secondi).

Per approfondire la sintassi relativa al tracciamento degli eventi su Google Analytics, consiglio la lettura del post dal titolo “Monitorare un sito web: eventi ed obiettivi su Google Analytics“.

Il tracciamento del nuovo evento, quindi, è un metodo semplice per avere un dato interessante da incrociare con quelli di base di Google Analytics; tale incrocio aumenterà la precisione non solo in merito ai “bouncers“, ma anche delle altre metriche come la durata media delle sessioni, e finalmente permetterà di rispondere alla domanda “i lettori sono realmente interessati ai contenuti che proponiamo?“.

Concludo il post con un concetto che non mi stancherò mai di ribadire:

gli strumenti che abbiamo a disposizione, per quanto avanzati e potenti siano, rimarranno sempre degli “assistenti” nello svolgimento di un’attività. La strategia è ben altro! Non fossilizziamoci sui risultati di semplici tool: comprendiamo i concetti e mettiamoli in atto.

 

Loading Facebook Comments ...